On. Gianni Mancuso
Camera dei Deputati
e p.c. : A tutti i Parlamentari italiani
Caro Collega,
in merito alla risposta che hai dato alla mia lettera del 29 giugno sul testo intitolato "Nuove norme in materia di animali d'affezione e di prevenzione del randagismo e tutela dell'incolumità pubblica", del quale mi confermi essere relatore, replico senza pretesa di portare via troppo tempo soprattutto a tutti gli altri Onorevoli Parlamentari, anch'essi destinatari di questa mia.
Che l'ipotesi di "blitz", come lo hai chiamato Tu, fosse riferita all'intenzione di far approvare il testo in Commissione deliberante, da Te stesso riportata, e non all'adozione di un testo base, mi sembra fosse stato ben fin troppo chiaro già nella mia precedente missiva.
Sarai semmai Tu a dover spiegare agli altri Parlamentari perché consideri "un episodio sgradevole" l'iniziativa di avvisarli delle possibili conseguenze di quel testo, intrapresa da un Collega che ti affretti a precisare essere "membro di un'altra istituzione parlamentare", quasi a voler dire che non deve mettere bocca su quello che succede alla Camera.
Così magari spiegherai loro anche come puoi accusare me di essermi espresso basandomi "sulle pressioni che il settore delle attività economiche del mondo degli animali ha esercitato" e tentare di far intendere che non ce ne siano state, invece, da parte del "mondo animalista", quando tu stesso secondo la Lav - Lega Antivivisezione risulteresti tra i suoi "soci, attivisti di lunga data e personalità" e faresti parte di un "Intergruppo Parlamentare Animali" del quale non sono riuscito a reperire un elenco preciso dei membri.
Valuteranno poi i Colleghi quale tra il mio ed il Tuo possa considerarsi un "comportamento molto scorretto".
Andiamo però al testo in discussione e partiamo proprio dalla Lav, l'associazione animalista che scrive di averti come "socio, attivista". Non è forse la stessa associazione animalista che risultebbe aver ricevuto più di centomila euro per il progetto sui cani randagi nell'area archeologica di Pompei, progetto che ha fatto molto discutere anche stampa e televisione e che è pure stato oggetto di interrogazioni parlamentari?
Quei cani rappresentano forse un esempio del "cane libero accudito" che il testo vorrebbe istituzionalizzare?
Un cane libero, iscritto all'anagrafe a nome di un Comune, è nei fatti un randagio, anche se le associazioni animaliste dichiarano di accudirlo. Potranno mai mettergli il guinzaglio o la museruola quando serve? Saranno lì pronte con sacchetto e paletta a raccogliere le sue feci quando serve?
Dove troveranno i soldi per sfamarlo è facilmente immaginabile, visto che il testo risulta zeppo di articoli e commi che impongono la gestione-presenza delle associazioni animaliste in quasi tutti i servizi. Visto che impone la prelazione delle associazioni animaliste anche nei bandi di assegnazione del mantenimento e gestione degli animali nei rifugi. Visto che vorrebbe obbligare i Comuni addirittura a corrispondere un contributo a chi prenda in adozione almeno tre cani o gatti presso la propria abitazione.
Al contrario di quanto sostieni, ho letto con molta attenzione il testo in oggetto e mi permetto di dire che non ci trovo nulla che appaia come una vera soluzione al problema del randagismo, eccettuato forse i proposito di "premiare la permanenza più breve possibile degli animali nelle strutture" che mi risulta tra l'altro essere stato suggerito proprio da un'associazione di categoria e non da un'associazione animalista.
"Per quanto riguarda la penuria di risorse - così mi rispondi Tu - le regioni decideranno se vorranno investire le risorse per cercare di risolvere definitivamente il fenomeno del randagismo o aiutare persone anziane o disabili che appartengono a fasce socialmente svantaggiate, ad affrontare le spese veterinarie per il proprio animale". A parte il fatto che mi chiedo se pensi sia il cane libero accudito il sistema per risolvere definitivamente il fenomeno del randagismo, ma sono queste le scelte di utilizzo delle risorse che dovrebbero fare i nostri amministratori?!?!
Salta all'occhio che questo testo ripristini la vecchia tassa sul cane, di tutti, compresi quelli di famiglia (e forse di allevamento), tassa che il sindaco sarebbe costretto a devolvere, guarda caso, proprio al finanziamento di attività legate al randagismo.
Ma non finisce qui: il testo prevede obblighi di avere-costruire nuovi canili o di adeguare gli esistenti entro due anni. Quindi per i prossimi due anni i nostri Sindaci dovrebbero impegnare una media di 1 milione di euro (costo medio di un canile) per la realizzazione, più tutti gli oneri di gestione, più finanziare per il mantenimento degli animali le associazioni animaliste che dovrebbero gestirli.
E davvero praticamente tutti i Sindaci d'Italia si troverebbero ad avere queste priorità, perché, anche se un minimo di otto metri quadri a cane, previsti dal testo, rappresentano una misura che non riusciamo a garantire nemmeno alle persone nelle nostre carceri, né nelle nostre scuole, nel caso dei canili, in base a questo testo, se gli Amministratori si dovessero rifiutare o dovessero avere altre priorità, gli interessati (leggi gli animalisti) potrebbero rivolgersi al prefetto per obbligarli.
Nessuno può imporre oggi per legge o con forza prefettizia di erogare i servizi per i disabili o dare sedi alle associazioni che si occupano di anziani, ma si potrà imporre ai Sindaci la costruzione e il mantenimento eterno di strutture, quali i canili, dove si svolgono attività animaliste.
E' interessante, per esempio, che il servizio veterinario pubblico sia deputato alla vigilanza delle attività economiche con animali, compreso l'allevamento (che dovrebbe essere attività regolamentata Mipaaf) e che tale servizio si dovrebbe avvalere delle guardie zoofile che sono in pratica polizie private sempre legate alle medesime associazioni animaliste, che non sono certo scevre da pregiudizi su tali attività. Non solo, ma al contrario di quello che avviene in Svezia, dove i migliori veterinari vengono mandati ad imparare il benessere animale negli allevamenti di cani segnalati come eccellenza dal Ministero dell'agricoltura, secondo questo testo i nostri futuri veterinari dovrebbero essere formati sul benessere degli animali proprio nei canili, gestiti, guarda un po' sempre dalle medesime associazioni animaliste.
Mi ripeto e chiedo agli onorevoli Parlamentari una riflessione sui motivi che potrebbero indurre le numerose organizzazioni animaliste a cercare una soluzione al problema del randagismo in Italia, considerando quante attività e quante possibilità di accesso a fondi consente loro l'esistenza di questo problema.
On. Sergio Berlato
deputato al Parlamento europeo
Vice Capo Vicario Delegazione PDL nel PPE
Presidente Associazione per la Difesa e la promozione della cultura rurale - Onlus
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