Il problema dei cinghiali

Una risposta ad Isabella Pratesi, ragionando sulle contraddizioni, mancanza di buon senso, logico e pratico, del solito animalismo anticaccia

Isabella Pratesi, che oggi fa parte del WWF, ma che è stata (od è ancora ed anche?) dirigente della LAV (o della LAC?), dopo il luttuoso evento che mai così tanto ha portato il cinghiale alla ribalta della cronaca quotidiana (benché di motivi per questa ribalta ce ne fossero già stati prima ed a iosa, sia con la morte di persone a causa di impatti automobilistici con l’animale, sia di aggressioni, ma senza fatti luttuosi diretti di cittadini inermi, sia per i miliardi di euro di danni ogni anno inferti all’agricoltura: ma si sa, i giornali sono prodotti da vendere, non già, come tanti credono, diffusori di notizie di interesse sociale: per cui, come si usa dire, se un cane morde il padrone, la cosa non fa notizia ma se un padrone morde il cane, allora si va in prima pagina!); si diceva, la Pratesi ha ritenuto di diffondere un comunicato stampa come Direttore del programma conservazione del WWF per cercare di dare spiegazioni corrette sul fenomeno («Tutto quello che avreste voluto sapere sui cinghiali e nessuno vi ha mai detto»).

Peccato che neppure lei ce lo dica! Il documento contiene tante contraddizioni ed inesattezze, che non possiamo esimerci dal farle notare. Se esiste un problema, e per partito preso si cominciano a raccontare cose non vere, il problema non si risolverà mai. E forse è proprio quello che vogliono gli animalisti anticaccia: che si continui a parlare del problema del cinghiale, ma solo come argomento per attaccare i cacciatori, e senza mai proporre l’unica soluzione plausibile: ovvero che siano gli stessi cacciatori, colpevoli della diffusione dell’animale, a provvedervi riducendone drasticamente il numero con le loro armi. Ed è già dura convincerli, visto l’interesse che la stessa Pratesi evidenzia, che hanno ad avere ogni anno un bel po’ di cinghiali da abbattere, per cui un numero troppo basso rischia ridurre i loro, come anche dice la Pratesi, “pingui” carnieri, ma… anche magari di spingere poi gli anticaccia a richiederne la protezione!

Vediamo cosa ha scritto la Pratesi nel suo comunicato.

I cinghiali «hanno zanne lunghe anche 30 centimetri affilate come rasoi.» Ci chiediamo se la Pratesi ha mai visto un cinghiale, o pensa che siano dei trichechi o dei babirussa? Dove ha mai visto zanne di 30 cm di lunghezza e poi, “affilate”? Caso mai appuntite! Ma soprattutto la Pratesi batte e ribatte per informare che i cinghiali sono tanti, sono troppi, fanno danni ingenti: Ecco cosa ha scritto: «(…) sono stati lanciati in un frenesia venatoria senza uguali: importati dall’Europa dell’Est ma anche allevati in Italia (…). In pochi decenni i la popolazione di cinghiali si è così quintuplicata (…). La gestione dei poveri animali, la cui popolazione ha raggiunto livelli preoccupanti di 600.000 o forse 1 milioni di individui…»

Ma poi, pur riconoscendo che proprio i cacciatori hanno anche la responsabilità di abbatterne troppo pochi e che quindi sono loro i primi ed unici responsabili della crescita esponenziale della popolazione, si guarda bene dal dirci come proprio i cacciatori potrebbero e dovrebbero risolvere il problema: «(…) sono stati utilizzati per creare una popolazione pingue e ricca adatta a soddisfare le brame dei cacciatori.» Ovvero riconosce che sono troppi, che sono un problema. Ma poi, ecco che proprio con i cacciatori se la prende perché li uccidono, facendo capire che lei sarebbe contraria: «(questo purtroppo non li salva dalla morte a cui sono destinati). (…) affidata alle allegre brigate dei “cinghialari” (…). Altrettanti cinghiali vengono uccisi illegalmente cacciati con trappole, lacci e fucili a pallettoni. Di notte e di giorno. A decine di migliaia. Ma non per svuotare e rendere più sicuri i nostri boschi (…). Chiudiamo entrambi gli occhi e tappiamoci le orecchie se sentiamo spari e fuori strada che rombano con il loro carico di carne di cinghiale. Lasciamo che continuino ad essere i cacciatori, nella legalità e nell’illegalità a gestire la nostra fauna. Non preoccupiamoci se le lobby dei “cinghialari” impediranno che il problema del soprannumero dei cinghiali (che apporta un enorme danno all’agricoltura) venga veramente risolto.» Ovvero, silenzio assoluto sulla soluzione del problema!
In poche parole, la Pratesi vuole la botte piena e la moglie ubriaca. Secondo lei i cinghiali sono troppi ed andrebbero ridotti e drasticamente di numero, ma poi si schiera subito contro l’unica categoria di cittadini che a questo problema possono porre rimedio. Come non chiedersi, ma questa Pratesi, i cinghiali li vuole o non li vuole? Ne vuole tanti o ne vuole pochi? E se sono troppi, a chi affiderebbe il compito di ridurne il numero? Ai soliti “professionisti del catastrofismo animale” che attraverso studi e progetti, magari lautamente pagati dall’Unione Europa, ci verranno poi a dire che bisogna lasciare crescere i lupi affinché vi provvedano (come se i lupi fossero poi così fessi da lasciare in pace il bestiame domestico per darsi invece da fare a seguire le indicazioni dei “faunisti” del WWF e predare quindi solo cinghiali, cervi e caprioli anziché le ben più disponibili e facili pecore, capre, cavalli, vacche e cani!).

Oppure, pretenderà di obbligare gli agricoltori a circondare ogni campo coltivato con recinti elettrici, per i quali, che siano a spese dei proprietario o dell’apparato pubblico, sempre di milioni di euro si parlerebbe?

O ci verrà a dire che i cinghiali bisogna catturali con costose trappole e burocratica metodologia (intanto pagherebbe pantalone!) che lasceranno il tempo che trovano, perché la biologia ed il comportamento animale ci dice che mentre se ne cattura uno, la popolazione cresce di due?

E poi, l’ipocrita chicca, già adottata in alcuni aree protette chiuse alla caccia: catturali con le gabbie e farli poi uccidere nelle macellerie: ipocrisia all’ennesima potenza, eppure tante volte proposta non solo per cinghiali, ma anche per nutrie, scoiattoli grigi, ed altri animali esotici o in soprannumero! Tutto questo pur di evitare che i cacciatori, facendolo a loro spese pagando una tassa e magari anche i capi abbattuti – quindi con entrate finanziarie che potrebbe dare un aiuto alle sempre esauste casse di chi gestisce la fauna ed i Parchi -, possano “divertirsi”: ovverosia, impedire loro di divertirsi sembra essere l’unica ragione del perché non si vuole ricorrere alla caccia per risolvere un problema che oggi è quasi più sociale che faunistico!

O li vorrebbe fare abbattere da guardiacaccia, guardie forestali e guardia parco? In tal caso, non lo sa che se esiste l’obbiezione di coscienza per l’esercito, è probabilmente giusto applicarla anche ai corpi di guardiania? Lo sa che difatti la grande maggioranza di queste guardie è animalista ed anticaccia? Che farebbe, li obbligherebbe a farsi “macellai” al posto dei cacciatori? In fondo, forse sarebbe un bene se lo facesse, così si potrebbe rendere conto di quanto utili siano i cacciatori in questi casi (sempre più frequenti, tanto che anche nazioni che avevano abolito la caccia la stanno pian piano ripristinando, magari mascherata da “prelievi selettivi”, “controllo delle popolazioni”, “abbattimenti sanitari” ed altre scuse più o meno politicamente corrette e che spesso non risolvono mai veramente i problemi).

La Pratesi si allei pure con la sua sodale Brambilla; convincano pure l’opinione pubblica della “bontà” delle loro idee sulla gestione faunistica; ma poi non vengano a piangere sul latte versato quando avremo altri morti ed aggressioni da parte di cinghiali e lupi ed orsi, al bestiame ed anche persone, con milioni di euro di danni che cittadini, agricoltori ed allevatori pagano di tasca loro, ricevendo, quando li ricevono, scarsi rimborsi dalla casse pubbliche sempre più vuote. Per non dire del rischio di estinzione di tante rare specie di fauna e flora (lo Scoiattolo rosso, l’Orso marsicano e il Camoscio d’Abruzzo, varie specie di orchidee, solo per fare alcuni esempi eclatanti) a causa della loro competizione con le popolazioni animali in forte crescita proprio perché si impedisce ai cacciatori di eliminarle o mantenerne basso il numero. In fondo si tratterebbe di fare un semplice calcolo tra costi e benefici, lasciando da parte i principi “talebani” di animalisti ed anticaccia, adottando invece misure basate sulla saggezza ed il buon senso.

I cacciatori possono essere grandi attori nel mondo della conservazione, specie faunistica: la si smetta di vilipenderli e si cerchi una loro collaborazione per il bene del… bene Natura (che non è solo animali: Aldo Leopold, Theodore Roosevelt, Jim Corbett, Erminio Sipari, Mario Incisa della Rocchetta, Renzo Videsott, Fabio Osti, Mario Rigoni Stern, e tanti tanti altri, anche viventi – tutti ambientalisti cacciatori -, insegnano!).

Murialdo, 18 Agosto 2015

                                                                                              Franco Zunino

                                                           Segretario Generale Associazione Italiana Wilderness

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